Make, buy o depend: la terza variabile delle decisioni tecnologiche

Make, buy o depend: la terza variabile delle decisioni tecnologiche
Il make-or-buy non basta più. Ogni scelta tecnologica introduce anche una dipendenza da fornitori, piattaforme, standard e competenze. Valutare il “depend” significa misurare criticità, reversibilità e libertà strategica futura.

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Per anni una delle domande più ricorrenti nei comitati di direzione è stata relativamente semplice: conviene sviluppare internamente questa tecnologia oppure acquistarla sul mercato? Da una parte il make, con investimenti, competenze da costruire e maggiore controllo; dall’altra il buy, con tempi più rapidi, costi potenzialmente prevedibili e accesso immediato a soluzioni già mature.

Quella domanda continua a essere legittima, ma descrive sempre meno bene ciò che accade nelle organizzazioni digitali contemporanee. Perché quando un’impresa acquista una piattaforma cloud, adotta un servizio SaaS, affida un processo a un provider esterno o costruisce una parte della propria infrastruttura sopra un determinato ecosistema tecnologico, non sta semplicemente scegliendo tra fare e comprare. Sta acquistando anche una forma di dipendenza.

Ed è precisamente questa terza variabile — depend — che dovrebbe entrare stabilmente nel processo decisionale executive.

Non come argomento contro l’outsourcing, né come invito a riportare indiscriminatamente tecnologie e competenze all’interno dell’organizzazione. Sarebbe una conclusione semplicistica e, in molti casi, economicamente irrazionale. Il punto è diverso: comprendere quale dipendenza viene introdotta insieme alla tecnologia, quanto quella dipendenza sia reversibile e soprattutto se sia proporzionata alla criticità della funzione che dovrà sostenere.

Il make-or-buy racconta soltanto una parte della decisione

Il modello tradizionale tende a confrontare variabili relativamente note: costo totale, velocità di implementazione, disponibilità delle competenze, capacità di innovazione, scalabilità, manutenzione e opportunità di concentrare le risorse aziendali sulle attività considerate core.

In questo quadro il buy possiede spesso vantaggi difficili da ignorare. Un provider specializzato può investire più risorse nello sviluppo di una determinata tecnologia, distribuirne i costi su migliaia di clienti e garantire livelli di evoluzione difficilmente replicabili da una singola organizzazione.

Ma la convenienza iniziale non coincide necessariamente con la libertà strategica nel tempo.

Una tecnologia può essere economicamente conveniente, tecnicamente eccellente e rapidamente implementabile, ma diventare progressivamente difficile da sostituire. I dati possono assumere formati specifici, le integrazioni moltiplicarsi, i processi aziendali adattarsi alla piattaforma, le competenze interne specializzarsi sul suo funzionamento e intere attività operative iniziare a dipendere dalle sue API, dai suoi strumenti e dalle sue logiche.

A quel punto il problema non è più semplicemente quanto costa quella soluzione. Diventa quanto costerebbe non poter più farne a meno.

Ed è una differenza sostanziale.

Depend non significa soltanto vendor lock-in

Ridurre il tema al tradizionale concetto di vendor lock-in rischia tuttavia di sottovalutarne la portata. La dipendenza tecnologica contemporanea è molto più articolata e spesso meno visibile.

Si può dipendere da un fornitore, naturalmente, ma anche da uno standard proprietario, da un’infrastruttura cloud, da un modello di dati, da API specifiche, da un ecosistema software, da competenze estremamente specializzate o persino da una community tecnologica dalla quale dipendono aggiornamenti, librerie e componenti essenziali.

In altri casi la dipendenza nasce gradualmente dall’accumulo. Una singola integrazione non rappresenta un problema; cinquanta integrazioni costruite negli anni intorno alla stessa piattaforma possono invece trasformarla in un elemento strutturale dell’organizzazione.

È proprio questa stratificazione a rendere il depend una variabile executive e non esclusivamente tecnica. Perché la dipendenza modifica il potere negoziale, influenza i costi futuri, condiziona la capacità di cambiare architettura e può persino restringere lo spazio entro cui l’impresa potrà prendere decisioni strategiche negli anni successivi.

Non tutte le dipendenze hanno lo stesso peso

Pensare che l’obiettivo debba essere eliminare ogni dipendenza sarebbe irrealistico. Nessuna organizzazione moderna possiede internamente l’intera catena tecnologica necessaria al proprio funzionamento e, soprattutto, non avrebbe senso economico tentare di farlo.

La questione decisiva diventa quindi un’altra: da cosa possiamo permetterci di dipendere?

La risposta cambia radicalmente in funzione del ruolo che una tecnologia ricopre nell’organizzazione.

Dipendere fortemente da un fornitore per una funzione facilmente sostituibile e non differenziante può essere perfettamente razionale. La stessa dipendenza assume un significato completamente diverso quando interessa dati strategici, processi essenziali, infrastrutture operative, proprietà intellettuale o componenti senza le quali l’organizzazione non sarebbe in grado di erogare i propri servizi.

La valutazione dovrebbe quindi mettere in relazione almeno due grandezze: criticità e reversibilità.

Più una funzione è critica, maggiore dovrebbe essere l’attenzione verso la possibilità di sostituire tecnologia, provider o architettura senza provocare una discontinuità sproporzionata. Non significa necessariamente possedere internamente quella tecnologia, ma significa conoscere anticipatamente i costi, i tempi e le condizioni necessarie per cambiarla.

Il costo reale emerge spesso quando si prova a uscire

Molte decisioni tecnologiche vengono valutate con grande precisione nella fase di ingresso e con sorprendente superficialità rispetto alla possibilità di uscita.

Si analizzano licenze, implementazione, migrazione iniziale, formazione, supporto e costi operativi. Molto più raramente viene attribuito lo stesso peso al costo di esportazione dei dati, alla ricostruzione delle integrazioni, alla migrazione verso un’alternativa, alla necessità di riconvertire competenze interne o al tempo necessario per riportare l’organizzazione in condizioni di piena operatività.

Eppure è proprio qui che il depend diventa misurabile. Una soluzione da cui è possibile uscire in alcuni mesi, conservando dati, processi e conoscenza, genera una dipendenza molto diversa da una piattaforma la cui sostituzione richiederebbe anni, un progetto di trasformazione complesso e una profonda revisione dei processi aziendali.

Il prezzo di una tecnologia, in altre parole, non dovrebbe essere osservato soltanto attraverso il costo necessario per adottarla e mantenerla. Una parte del suo costo strategico è rappresentata anche dalla difficoltà di abbandonarla.

Dalla convenienza tecnologica all’opzionalità strategica

Qui il tema incontra una dimensione ancora più importante per il management: l’opzionalità. Un’organizzazione non deve necessariamente cambiare provider, piattaforma o architettura. Deve però sapere se potrebbe farlo qualora le condizioni economiche, normative, geopolitiche o tecnologiche cambiassero.

È una distinzione fondamentale, perché la capacità di cambiare produce valore anche quando non viene esercitata.

Conservare alternative realistiche migliora il potere negoziale nei confronti dei fornitori, riduce l’esposizione a variazioni impreviste delle condizioni commerciali, permette di adottare innovazioni provenienti da altri ecosistemi e limita il rischio che decisioni prese oggi determinino automaticamente quelle di domani.

Il depend diventa così una misura indiretta dello spazio decisionale futuro dell’impresa. Una tecnologia può essere estremamente efficace nel presente e contemporaneamente ridurre quell’opzionalità. Il compito della governance non è necessariamente respingerla, ma rendere esplicito il compromesso.

Make, buy e depend devono entrare nella stessa decisione

La conseguenza è un’evoluzione del modello tradizionale. La domanda non dovrebbe più essere soltanto: costruiamo o compriamo? Dovrebbe diventare: costruiamo o compriamo, quale dipendenza generiamo facendo questa scelta e siamo disposti ad accettarla?

Questa impostazione cambia anche la qualità delle conversazioni tra tecnologia e management. Il CIO non presenta soltanto costi, tempi e prestazioni, ma porta al tavolo la reversibilità dell’architettura. Il procurement non negozia esclusivamente il prezzo del contratto, ma considera portabilità, condizioni di uscita e continuità operativa. Il business, a sua volta, comprende che la rapidità ottenuta oggi può avere conseguenze sulla capacità di scelta futura.

È soprattutto nelle funzioni più critiche che questa consapevolezza diventa determinante. Perché una dipendenza non governata raramente appare problematica quando tutto funziona: diventa evidente quando cambiano prezzi, strategie del provider, condizioni normative, disponibilità del servizio o priorità aziendali.

Governare la dipendenza invece di fingere di eliminarla

La maturità tecnologica di un’organizzazione non si misura quindi dal numero di tecnologie che possiede direttamente, né dalla capacità di evitare qualsiasi fornitore dominante. Si misura anche dalla capacità di conoscere le proprie dipendenze e decidere consapevolmente quali accettare.

In alcuni casi la scelta migliore continuerà a essere affidarsi profondamente a un ecosistema esterno, perché i benefici superano ampiamente i rischi. In altri sarà opportuno mantenere competenze interne, progettare architetture più portabili, distribuire alcune funzioni tra più provider oppure accettare un costo iniziale superiore per conservare maggiore libertà nel futuro.

Non esiste una risposta valida per ogni organizzazione, ed è proprio questo il punto.

La trasformazione digitale degli ultimi anni ha insegnato alle imprese a valutare rapidamente ciò che una tecnologia permette di fare. La fase successiva richiede una domanda più sofisticata: che cosa quella stessa tecnologia potrebbe impedirci di scegliere domani?

Perché nell’economia digitale la vera autonomia non consiste nel fare tutto internamente. Consiste nel sapere da cosa dipendiamo, perché abbiamo scelto di dipenderne e quanto siamo ancora liberi di cambiare strada.

Quando scegli una tecnologia, valuti anche la dipendenza che stai acquistando?

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